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 Alessandro Manzoni - Marzo 1821

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AutoreMessaggio
florinda

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Messaggi : 9405
Data d'iscrizione : 13.03.11

MessaggioTitolo: Alessandro Manzoni - Marzo 1821   2018-03-01, 08:28

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MARZO 1821







Soffermati sull’arida sponda



Vòlti i guardi al varcato Ticino,



Tutti assorti nel novo destino,



Certi in cor dell’antica virtù,



Han giurato: non fia che quest’onda



Scorra più tra due rive straniere;



Non fia loco ove sorgan barriere



Tra l’Italia e l’Italia, mai più!







L’han giurato: altri forti a quel giuro



Rispondean da fraterne contrade,



Affilando nell’ombra le spade



Che or levate scintillano al sol.



Già le destre hanno strette le destre;



Già le sacre parole son porte;



O compagni sul letto di morte,



O fratelli su libero suol.







Chi potrà della gemina Dora,



Della Bormida al Tanaro sposa,



Del Ticino e dell’Orba selvosa



Scerner l’onde confuse nel Po;



Chi stornargli del rapido Mella



E dell’Oglio le miste correnti,



Chi ritorgliergli i mille torrenti



Che la foce dell’Adda versò,







Quello ancora una gente risorta



Potrà scindere in volghi spregiati,



E a ritroso degli anni e dei fati,



Risospingerla ai prischi dolor;



Una gente che libera tutta



O fia serva tra l’Alpe ed il mare;



Una d’arme, di lingua, d’altare,



Di memorie, di sangue e di cor.







Con quel volto sfidato e dimesso,



Con quel guardo atterrato ed incerto



Con che stassi un mendico sofferto



Per mercede nel suolo stranier,



Star doveva in sua terra il Lombardo:



L’altrui voglia era legge per lui;



Il suo fato un segreto d’altrui;



La sua parte servire e tacer.







O stranieri, nel proprio retaggio



Torna Italia e il suo suolo riprende;



O stranieri, strappate le tende



Da una terra che madre non v’è.



Non vedete che tutta si scote,



Dal Cenisio alla balza di Scilla?



Non sentite che infida vacilla



Sotto il peso de’ barbari piè?







O stranieri! sui vostri stendardi



Sta l’obbrobrio d’un giuro tradito;



Un giudizio da voi proferito



V’accompagna a l’iniqua tenzon;



Voi che a stormo gridaste in quei giorni:



Dio rigetta la forza straniera;



Ogni gente sia libera e pèra



Della spada l’iniqua ragion.







Se la terra ove oppressi gemeste



Preme i corpi de’ vostri oppressori,



Se la faccia d’estranei signori



Tanto amara vi parve in quei dì;



Chi v’ha detto che sterile, eterno



Saria il lutto dell’itale genti?



Chi v’ha detto che ai nostri lamenti



Saria sordo quel Dio che v’udì?







Sì, quel Dio che nell’onda vermiglia



Chiuse il rio che inseguiva Israele,



Quel che in pugno alla maschia Giaele



Pose il maglio ed il colpo guidò;



Quel che è Padre di tutte le genti,



Che non disse al Germano giammai:



Va’, raccogli ove arato non hai;



Spiega l’ugne; l’Italia ti do.







Cara Italia! dovunque il dolente



Grido uscì del tuo lungo servaggio;



Dove ancor dell’umano lignaggio



Ogni speme deserta non è:



Dove già libertade è fiorita,



Dove ancor nel segreto matura,



Dove ha lacrime un’alta sventura,



Non c’è cor che non batta per te.







Quante volte sull’alpe spïasti



L’apparir d’un amico stendardo!



Quante volte intendesti lo sguardo



Ne’ deserti del duplice mar!



Ecco alfin dal tuo seno sboccati,



Stretti intorno ai tuoi santi colori,



Forti, armati dei propri dolori,



I tuoi figli son sorti a pugnar.







Oggi, o forti, sui volti baleni



Il furor delle menti segrete:



Per l’Italia si pugna, vincete!



Il suo fato sui brandi vi sta.



O risorta per voi la vedremo



Al convito dei popoli assisa,



O più serva, più vil, più derisa



Sotto l’orrida verga starà.







Oh giornate del nostro riscatto!



Oh dolente per sempre colui



Che da lunge, dal labbro d’altrui,



Come un uomo straniero, le udrà!



Che a’ suoi figli narrandole un giorno,



Dovrà dir sospirando: «io non c’era»;



Che la santa vittrice bandiera



Salutata quel dì non avrà.





Alessandro Manzoni
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